Bio

Maria Fontana

Sono nata il 18 Novembre 1981 a Roma, dove tuttora vivo.

Mi sono laureata all'Istituto Europeo di design.

Sono felicemente sposata con Alfredo e mamma di Francesco e Beatrice.

 

Pur avendo da sempre un'indole molto creativa per varie vicissitudini mi sono sempre occupata di lavori di ufficio che di creativo avevano davvero ben poco.

 

Il mio sogno è quello di fare di una grande passione la mia professione.  E poi ... ecco, se avessi un secondo desiderio, diciamo che avere un orto bio tutto mio non sarebbe affatto male.

 

 

 

La mia passione da sempre per la cucina

Fin da bambina, ovunque trovassi una cucina, mi sentivo a casa.

Per la mia famiglia passare del tempo in cucina davanti ai fornelli è sempre stata una gran perdita di tempo. Sia mia madre che mio padre e addirittura mia nonna non amavano cucinare. Non saprei se qualcuno dei miei lontani parenti amasse cucinare, forse facendo un'accurata ricerca nell'albero genealogico, potrei trovare qualcuno. Ma al momento che io sappia non ci sono. Naturalmente in casa si è sempre mangiato regolarmente a colazione, pranzo e cena. I miei sono degli ottimi genitori seppur non amanti dei fornelli. Diciamo che sulla nostra tavola il pane quotidiano erano cibi in scatola precotti o surgelati. Tutti cibi che richiedessero la minore preparazione possibile. Gli affettati e i sughi pronti andavano per la maggiore. I minestroni in barattoli di latta da bunker atomico non mancavano mai. La domenica però  mangiavamo  il pollo arrosto (era la botta di vita della settimana). Quello della rosticceria. Ovvio. 

Pensare che da piccola, credevo che il purè uscisse direttamente liofilizzato dalle buste della Knor. Rimasi sconvolta quando scoprii che bastava schiacciare una patata con un goccio di latte per farlo.

Con il tempo però, soprattutto quando mangiavo fuori casa, mi capitava di scoprire nuovi piatti e sapori ignoti. Mi si aprì subito un mondo.

Rimanevo letteralmente estasiata davanti ad un piatto di polpette al sugo fumanti o a degli gnocchi fatti in casa,  conditi semplicemente con burro e salvia. Proprio come Ratatouille, il topolino della Disney con la passione della cucina, che rimane estasiato davanti a nuovi sapori che gli provocano forti emozioni.

Era per me un mondo nuovo e sconosciuto quello della cucina che mi affascinava e scuoteva nel profondo.

E' per questo motivo, dopo essermi fatta una ragione che se non fosse stato per me, dalla mia cucina non sarebbero mai usciti un piatto di lasagne o una crostata, che decisi di imparare a cucinare fin da piccolissima. Neanche a dirlo il mio gioco preferito fino a quel momento era il "Dolce forno Harbert" . Un vero e proprio must degli anni 80.

Cosí mi rimboccai le maniche e con grembiule e guanto da forno enormi, iniziai a sperimentare e a seguire le prime ricette. Dapprima cartacee sui libroni di cucina e solo molto dopo su internet e YouTube. Non ho mai avuto la possibilità di frequentare un corso di cucina. Per adesso la mia finestra sul mondo è internet. E credo che con la giusta determinazione si possa imparare a fare qualunque cosa.

Naturalmente da bambina a 8-9 anni, iniziai a cucinare facendo dei veri e propri disastri. Ma respirare questa nuova aria in casa, che non c'era mai stata, mi dava una grande energia. E per aria non intendo solo i profumi dei cibi, ma proprio il fatto di respirare "qualcosa di nuovo".

Quando leggevo le prime ricette, non avevo nemmeno la minima idea del significato di "misurino". Leggevo e rileggevo dai miei occhiali tondi e giganti alla Harry Potter, ogni lettera della parola "misurino", scandendo bene e lentamente "M-I-S-U-R-I-N-O". Come se leggere più volte quella parola potesse dargli un senso che per me era sconosciuto. 

Ad undici anni già mi muovevo in cucina con dimistichezza. Una volta apprese le basi, la cosa che più mi emozionava era sperimentare, stravolgere la ricetta e soprattutto metterci del mio. Ed è proprio questo che consiglio alle persone che seguono le mie ricette. Suggerisco di non attenervi agli ingredienti e alle dosi di una ricetta rigorosamente al grammo. Ma di buttarvi con passione nella preparazione, facendo un po' ad occhio e fidandovi del vostro palato. 

Le ricette non sono formule matematiche che se vengono un po' alterate non funzionano. Bisogna seguire la pancia e anche il cuore. Le indicazioni e la preparazione per un piatto devono, a mio parere, devono essere presi come punto di partenza per poi essere completamente stravolte in base ai propri gusti e dando sfogo alla propria creatività.

Nel momento in cui siete ai fornelli, ognuno di voi è uno chef. E poco importa se vi trovate nella cucina di un rinomato ristorante pluristellato o in un angolo cottura di un monolocale a cucinare solo per voi e per il vostro cane.

Quindi tirate fuori il coraggio e non abbiate paura di fare errori.

Buttatevi. Bisogna sperimentare.

Dovete sporcarvi. Ma tanto.

Non immaginate nemmeno quante volte sono andata di corsa a prendere mio figlio a scuola con il giaccone più grosso che avevo per coprire le macchie di farina sui vestiti.

Dovete metterci il vostro estro e la vostra personalità.

Soprattutto dovete divertirvi perché è un gioco. E non dovete mai perdere la curiosità che avevate da bambini, almeno in cucina.

Il vostro stato d'animo deve uscire fuori dal piatto.

Se siete arrabbiati, tristi o felici. Deve uscire dal piatto.

Dovrete impazzire prima di trovare l'esatto sapore che cercate davvero. E se non ci riuscite, buttate tutto e ricominciare da zero.

L'importante è ogni volta segnarvi o ricordarvi gli ingredienti e il procedimento che utilizzate perché se riuscirete finalmente a trovare la "ricetta perfetta" almeno sarete capaci di ripeterla. 

Soltanto così sarete in grado di creare dei piatti che saranno davvero unici.